Does the Internet pollute? Of course it does!

By June 21, 2022 Digital Stories

Does the Internet pollute? Of course it does!

In Creact abbiamo deciso di donare l’1% dell’importo di ogni contratto chiuso, oltre una certa soglia economica, a OneTreePlanted, l’associazione che si occupa di riforestazione.

Abbiamo pensato di farlo per compensare le emissioni che produrremo nella creazione del progetto richiesto dal cliente, utilizzando rete e hardware.

Quando utilizziamo qualsiasi dispositivo connesso alla rete Internet, nessuno considera mai quanta anidride carbonica viene generata. Questo perché ogni minima attività digitale sembra così facile e alla portata di tutti da non avere apparentemente alcun impatto.

Oggi qualunque ricerca sul web, scambio di e-mail e messaggi hanno un notevole influsso sull’ambiente che ci circonda. Dunque, a dispetto di ciò che si può pensare, Internet inquina e non poco!

Ecco quanto ci costano le nostre azioni quotidiane in termini di CO2 e come poter ridurre questi consumi.

Quando la tecnologia è nemica dell’ambiente

Le emissioni di anidride carbonica sono una delle principali cause del cosiddetto surriscaldamento globale e dei tanto temuti cambiamenti climatici, i cui effetti sono ormai sempre più evidenti.

Questa situazione in parte è colpa di Internet e di tutto ciò che viene fatto sfruttando appunto il web. Può non sembrare, ma ogni volta che mandiamo una mail, scriviamo in una chat o investiamo nelle criptovalute, stiamo inquinando.

Di certo siamo abituati a considerare ciò che è intangibile come privo di impatto, ma la dura verità è che chiunque utilizza una connessione Internet contribuisce all’inquinamento dell’ecosistema.

Ognuno di noi cerca di fare la sua parte, risparmiando acqua, riciclando la plastica o abbassando il termostato, ma tutto questo può essere vanificato prendendo semplicemente in mano lo smartphone o il pc.

Internet ormai ha costi irrisori per gli utenti e la stessa fibra ottica ha raggiunto prezzi di mercato molto abbordabili rispetto a qualche anno fa. Questa è una buona notizia, in quanto anche chi non dispone di molte risorse economiche può usufruire del web.

Eppure, proprio le tecnologie più accessibili per tutti possono causare lo spreco, anche sul piano digitale. Dunque, se utilizziamo meno acqua, luce e gas poiché costano ed inquinano, perché non dovremmo fare lo stesso quando navighiamo su Internet?

Quanto inquina internet in numeri

Un utilizzo consapevole è alla base di qualsiasi attività umana sostenibile, ma qual è l’impatto ambientale di Internet? Attualmente sono 4 miliardi gli utenti connessi con una produzione di CO2 che supera quella generata dal traffico aereo che attualmente è di circa 859 milioni di tonnellate su circa 4 bilioni totali all’anno (2% del totale).

Ogni e-mail ricevuta, ricerca o messaggio WhatsApp produce CO2. La stessa si genera perché alimenta server, router, dorsali oceaniche e data center che servono ad ottenere il risultato visibile sui nostri schermi.

Un unico server può emettere da 1 a 5 tonnellate di CO2 in un anno e lo stesso consumo generato dai data center corrisponde a circa 1% della richiesta globale di energia.

Mike Berners-Lee, fratello del noto Tim Burners-Lee l’inventore del WWW, nel libro “How Bad are Bananas?: The Carbon Footprint of Everything“ illustra alcuni dati molto interessanti.

  • Una mail spam media produce 0,3 g di CO2e (carbon dioxide equivalent)
  • Un’e-mail standard produce 4 g CO2e
  • Un’e-mail con “allegati lunghi e noiosi” produce 50 g di CO2e

Si stima che un impiegato medio riceva circa 121 e-mail al giorno (di cui la metà SPAM):

  • 60.5 e-mail spam x 0,3 g CO2e = 18,5 g CO2e
  • 30.25 e-mail standard x 4 g CO2e = 121 g CO2e
  • 30.25 e-mail con allegati x 50 g CO2 e= 1512,5 g CO2e

Il totale giornaliero è di 1.652g di CO2, che in un anno diventano 0.6 tonnellate (si stima che la produzione media annuale di C02 di un uomo sia di 1.5 tonnellate).

Le nostre azioni sul WWW provocano uno scarto espresso in CO2 emesso nell’ambiente ed è anche per questo che diversi BIG della Silicon Valley stanno creando data-center sostenibili per ridurre l’effetto delle proprie attività, ne è un esempio la Politica Data Centers di Facebook.

Secondo uno studio della Royal Society del 2020, tutte le tecnologie digitali concorrono a produrre tra l’1,4% e il 5,9% delle emissioni mondiali di anidride carbonica.

Lo stesso Osservatorio ESG Karma Metrix ha raccolto dei dati a proposito delle grandi società di telecomunicazioni come Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google, le quali in un anno hanno consumato ben 49,7 milioni di MWh, più di Paesi come Grecia e Portogallo. Solo nel biennio 2018-2020 questi consumi sono triplicati.

Al contempo le 5 aziende Big Tech hanno prodotto 98,7 milioni di tonnellate di CO2, un valore superiore a quello della sola Repubblica Ceca.

Il peso delle criptovalute sull’inquinamento

Un settore apparente insospettabile è quello delle criptovalute che si caratterizza per l’andamento altalenante e un mercato in continua evoluzione.

The Guardian a fine 2021 cita uno studio di Digiconomist, secondo il quale una singola transazione Bitcoin consuma la stessa energia di una famiglia americana in un mese e molto più di una transazione con carta di credito.

Lo stesso magnate Elon Musk si è sempre mostrato favorevole alle criptovalute ed inizialmente aveva deciso di accettare i pagamenti in Bitcoin per le automobili Tesla. In seguito, ha preferito fare marcia indietro a causa dell’impatto sull’ambiente prodotto proprio dalle criptovalute.

Sempre più persone sono interessate al mining di Bitcoin, ma per svolgere queste attività di scambio e guadagnarci, è indispensabile utilizzare computer sempre più potenti.

Infatti, è stato calcolato che i Bitcoin generano consumi quanto Egitto e Polonia. Lo stesso discorso vale ovviamente per tutte le altre criptovalute, come Ethereum e gli NFT. Ci sono comunque progetti innovativi come Cardano, una criptovaluta che viene proposta cercando di consumare meno energia e inquinare poco.

Cosa possiamo fare nel concreto?

Sono sotto gli occhi di tutti le immagini dei nostri mari invasi dalla plastica. Come in molti casi riguardanti tecnologia e spreco, anche in questo caso il problema non è l’innovazione ma l’uso: il mancato riuso della plastica che può essere riutilizzata innumerevoli volte se riciclata nel modo giusto.

Adidas ha dedicato 4 anni di ricerca a questo tema e nel 2017 ha presentato la prima linea di scarpe al mondo create con plastica recuperata dai mari.

Questa operazione non solo è green ma anche vincente dal punto di vista del ritorno di immagine: i numeri hanno dato ragione ad Adidas che ha venduto 1 milione di scarpe nel 2017 e 5 milioni nel 2018.

Ma come possiamo dare il nostro contributo in concreto? Ecco qualche consiglio per essere ecologicamente efficienti quando utilizziamo Internet:

  • Ridurre al minimo il numero di e-mail inviate: ad esempio evitare di inviare e-mail come reminder per ricordare alcune commissioni da svolgere
  • Ridurre il numero di sottoscrizioni a servizi di newsletter/rubriche: molto spesso ci si iscrive a dei servizi che poi diventano inutili. Rimuovere la sottoscrizione è la cosa migliore.
  • Ridurre al minimo gli allegati linkando, in sostituzione, risorse presenti online
  • Ridurre al minimo le ricerche su Google o altri motori: inserisci l’indirizzo di un sito web se lo conosci piuttosto che passare attraverso un motore di ricerca
  • Ridurre il peso della firma e-mail riducendo al minimo la dimensione delle immagini
  • Limitare il “rispondi a tutti” ove necessario
  • Prediligere, soprattutto in azienda, il dialogo di persona
  • Scegliere una soluzione CLOUD che utilizza energie rinnovabili
  • Spegnere il computer quando non necessario: spesso si predilige lo stand-by per non perdere le finestre aperte
  • Rimuovere i caricatori dalle prese, utilizzano una minima quantità di energia anche se non attaccati al dispositivo
  • Fare un uso regolare della funzione di ottimizzazione dello smartphone che interrompe le applicazioni (a volte diverse decine) senza necessità in background e svuota lo spazio di memoria inutilmente occupato senza cancellare nessuno dei dati

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