Internet inquina? Ovvio che si!

Autore: 18 Luglio 2019 Agosto 8th, 2019 Storie Digitali

In Creact abbiamo deciso di donare l’1% dell’importo di ogni contratto chiuso, oltre una certa soglia economica, a OneTreePlanted, l’associazione che si occupa di riforestazione.

Abbiamo deciso di farlo per compensare le emissioni che produrremo nella creazione del progetto richiesto dal cliente, utilizzando rete e hardware.

Qui provo a darti informazioni e consigli per limitare l’impatto ambientale del tuo business digitale.

 

Quanto inquina internet

Un utilizzo consapevole è alla base di qualsiasi attività umana sostenibile, ma qual’è l’impatto ambientale di Internet? Attualmente sono 4 miliardi gli utenti connessi con una produzione di CO2 che supera quella generata dal traffico aereo che attualmente è di circa 859 milioni di tonnellate su circa 4 bilioni totali all’anno (2% del totale).
Ogni email ricevuta, ogni ricerca su Google, ogni messaggio Whatsapp produce CO2. La stessa si genera perchè alimenta server, router, dorsali oceaniche, data center (e così via) per produrre il risultato visibile sui nostri schermi.

 

Dobbiamo smettere di usare le tecnologie per non inquinare?

Sono sotto gli occhi di tutti le immagini dei nostri mari invasi dalla plastica. Come in molti casi rigurardanti tecnologia e spreco, anche in questo caso il problema non è l’innovazione ma l’uso: il mancato riuso della plastica che può essere riutilizzata innumerevoli volte se riciclata nel modo giusto.
Adidas ha dedicato 4 anni di ricerca a questo tema e nel 2017 ha presentato la prima linea di scarpe al mondo create con plastica recuperata dai mari.

Questa operazione non solo è green ma anche vincente dal punto di vista del ritorno di immagine: i numeri hanno dato ragione ad Adidas che ha venduto 1 milione di scarpe nel 2017 e 5 milioni nel 2018.

 

Cosa possiamo fare nel concreto?

  • Ridurre al minimo il numero di email inviate: ad esempio evitare di inviare email come reminder per ricordare alcune commissioni da svolgere
  • Ridurre il numero di sottoscrizioni a servizi di newsletter/rubriche: molto spesso ci si iscrive a dei servizi che poi diventano inutili. Rimuovere la sottoscrizione è la cosa migliore.
  • Ridurre al minimo gli allegati linkando, in sostituzione, risorse presenti online
  • Ridurre al minimo le ricerche su Google o altri motori: inserisci l’indirizzo di un sito web se lo conosci piuttosto che passare attraverso un motore di ricerca
  • Ridurre il peso della firma email riducendo al minimo la dimensione delle immagini
  • Limitare il “rispondi a tutti” ove necessario
  • Prediligere, soprattutto in azienda, il dialogo di persona
  • Scegliere una soluzione CLOUD che utilizza energie rinnovabili
  • Spegnere il computer quando non necessario: spesso si predilige lo stand-by per non perdere le finestre aperte
  • Rimuovere i caricatori dalle prese, utilizzano una minima quantità di energia anche se non attaccati al dispositivo
  • Fare un uso regolare della funzione di ottimizzazione dello smartphone che interrompe le applicazioni (a volte diverse decine) senza necessità in background e svuota lo spazio di memoria inutilmente occupato senza cancellare nessuno dei dati

Inquinamento di internet in numeri

Google, ad esempio, elabora circa 47.000 richieste al secondo per una produzione di circa 500kg di C02 al secondo.
Da solo produce il 40% di tutte le emissioni di C02 prodotte da Internet.

Mike Berners-Lee, fratello del noto Tim Burners-Lee l’inventore del WWW, nel libro “How Bad are Bananas?: The Carbon Footprint of Everything“ illustra alcuni dati molto interessanti.

  • Una mail spam media produce 0,3 g di CO2e (carbon dioxide equivalent)
  • Un’e-mail standard produce 4 g CO2e
  • Un’e-mail con “allegati lunghi e noiosi” produce 50 g di CO2e

Si stima che un impiegato medio riceva circa 121 email al giorno (di cui la metà SPAM):

  • 60.5 email spam x 0,3 g CO2e = 18,5 g CO2e
  • 30.25 e-mail standard x 4 g CO2e = 121 g CO2e
  • 30.25 e-mail con allegati x 50 g CO2 e= 1512,5 g CO2e

per un totale giornaliero di 1.652g di CO2 che in un anno diventano 0.6 tonnellate di CO2 (si stima che la produzione media annuale di C02 di un uomo sia di 1.5 tonnellate).

Le nostre azioni sul WWW producono uno scarto espresso in CO2 emesso nell’ambiente ed è anche per questo che diversi BIG della Silicon Valley stanno creando data-center sostenibili per ridurre l’impatto delle proprie attività, ne è un esempio la Politica Data Centers di Facebook.

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