Epic Games vs Google: una battaglia epica

Autore: 18 Agosto 2020 Non categorizzato
fortnite

Rischia di essere un vero e proprio scontro fra titani quello che vede contrapposta Epic Games, ideatrice del videogioco Fortnite ai due colossi Google e Apple.

Al centro della battaglia legale l’accordo commerciale fra gli sviluppatori e i servizi di iOS e Android con cui si scaricano le app che prevede che i primi paghino una percentuale pari al 30% sugli acquisti in-app.

Fortnite e il suo modello di business

Nel 2017 Epic Games – controllata dall’azienda cinese Tencent – ha ideato Fortnite, gioco scaricabile gratuitamente dagli store per app e utilizzato ormai da circa 350 milioni di persone in tutto il mondo e che solo nel 2019 è arrivato a fatturare 4,7 miliardi di dollari. Scopo del videogame è far sopravvivere il proprio personaggio ricercando armi e risorse ed eliminando i concorrenti virtuali.

Il plus dato all’utente è di non richiedere alcuna spesa per migliorare le prestazioni del proprio avatar, in cosa spendono quindi i giocatori? Oltre 3000 euro al minuto vengono spesi per funzioni aggiuntive come modifiche estetiche ai propri personaggi. Si tratta di acquisti in-app cioè effettuati dagli utenti all’interno del gioco.

I guadagni degli acquisti in-app rappresentano un importante introito per Epic che ha deciso pertanto di non pubblicare il gioco su Play Store per Android obbligando di fatto gli utenti a trovare altre modalità per scaricarlo.

Fortnite V-Bucks

Quando lo sviluppatore di Fortnite ha annunciato l’introduzione di un proprio servizio di pagamenti in-app alternativo a quelli di Apple e Google, poco dopo nel gioco è comparsa una schermata che illustrava la possibilità per i giocatori di acquistare una valuta virtuale, chiamata V-Bucks, con uno sconto del 20% tramite un pagamento diretto a Epic Games.

Per 1000 V-Bucks l’utente avrebbe pagato 7,99 euro contro i 9,99 del pagamento nei negozi di contenuti, avrebbe risparmiato così 2 euro. In questo modo Apple e Google venivano di fatto bypassati, eludendo le commissioni loro dovute.

Il contenzioso tra Epic e i colossi degli app store

Mercoledì 12 agosto 2020, Apple ha rimosso Fortnite dal proprio app store per violazione, da parte di Epic Games, dei termini stabiliti dall’accordo tra società e sviluppatori di app.

L’accordo tra sviluppatori e Apple prevede, infatti,  che venga trattenuta una commissione pari al 30% sulle micro-transazioni sui guadagni a chi decide di distribuire le proprie app tramite i servizi forniti dal gigante di Cupertino. Poco dopo anche Google ha seguito la stessa strada.

La risposta non si è fatta attendere e la Epic ha denunciato entrambi i colossi dell’I-tech accusandoli di esercitare di fatto un potere di monopolio e chiedendo al giudice federale di ordinare l’interruzione di queste «condotte anticoncorrenziali» a favore di tutti gli sviluppatori. Secondo la Epic Games, la regola nell’App-Store «impone restrizioni irragionevoli e illegali per monopolizzare completamente entrambi i mercati e impedire agli sviluppatori di software di raggiungere più di un miliardo di utenti dei dispositivi mobili a meno che non passino attraverso un unico negozio controllato da Apple», limitando la libera concorrenza e danneggiando gli utenti, costretti a pagare di più.

Il punto di vista di Apple

Secondo il gigante di Cupertino la commissione che gli sviluppatori pagano ad Apple sugli acquisti in-app, consente agli stessi di ottenere dei vantaggi in termini di sicurezza, assistenza ed efficienza del servizio e mantiene le applicazioni e gli utenti al sicuro da possibili hackeraggi e truffe.

Questo sistema di business da diversi anni è al centro delle lamentele degli sviluppatori ma nessuno prima della Epic Games lo aveva mai messo in discussione così seriamente.

La battaglia legale richiederà tempo, intanto l’ideatore di Fortnite non potrà più distribuire gli aggiornamenti per il gioco tramite App Store di Apple, resteranno possibili quelli per Android anche se non attraverso Play Store.

Gli utenti, e in particolare quelli con sistema iOS, non potranno più scaricare il gioco o aggiornarlo e questo potrebbe comportare per la Epic una perdita enorme in termini di base utenti e fatturato.

Il modello di business degli acquisti in-app

Gli acquisti in-app sono quelli su cui si basa spesso il modello di business degli sviluppatori. Molti usano il modello freemium: offrono l’applicazione gratuitamente e richiedono acquisti all’interno della stessa, ad esempio per migliorarne le funzionalità. Apple e Google richiedono che queste transazioni siano effettuate con i loro sistemi di pagamento, trattenendo percentuali fino al 30%.

Si tratta di quote molto più alte rispetto a quelle di altri servizi come PayPal o Visa, che non superano il 5%.

L’ accordo legale in vigore è quello siglato da anni da decine di migliaia di sviluppatori per far arrivare le loro app sui vari device tramite i negozi di app. La causa contro Apple e Google potrebbe quindi rivelarsi un boomerang per Epic Games e potrebbe rimanerci solo la magra consolazione di poter continuare a giocare a Fortnite unicamente da pc o console.

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