Nuove figure social: alla scoperta del deinfluencer

Autore: 10 Gennaio 2024 Storie Digitali

Nell’epoca del marketing digitale e dei social media gli influencer per tanto tempo sono stati ritenuti i principali trend-setter dei nostri tempi, capaci di indirizzare il comportamento d’acquisto dei consumatori con le loro recensioni e i loro contenuti. Ad ogni modo, con la costante evoluzione del mondo digital sta emergendo una nuova figura, il cosiddetto deinfluencer, una tipologia di creator che sta sovvertendo il classico prototipo dell’influencer sfidando lo status quo con lo scopo di promuovere un consumo più sostenibile ed etico.

Il deinfluencer è dunque l’esatto opposto dell’influencer e vuole soprattutto invitare i follower a non comprare determinati marchi e scoraggiare certi stili di vita. Si tratta dunque di una vera “rivolta sociale” nata su TikTok e che si sta espandendo ad altre piattaforme.

Chi sono i deinfluencer?

Gli utenti di Internet sono sottoposti in maniera pressante a pubblicità e promozioni di prodotti commerciali e servizi da acquistare, specialmente sulle piattaforme dei social network, dove gli influencer compiono il proprio lavoro collaborando con tantissimi marchi e brand di varia natura.

Cadere preda di acquisti impulsivi è dunque molto facile ai nostri giorni, visto che siamo bombardati di informazioni e recensioni che promettono miracoli. Nonostante ciò, gli iscritti ai vari social hanno iniziato a sviluppare maggiore consapevolezza ed oggi riescono a tutelarsi maggiormente. Ecco allora che l’influencer marketing ha iniziato a subire una lieve frenata incentivata dal movimento del deinfluencing.

Il deinfluencer è una persona che, anziché fare promozione di servizi o prodotti, mette in discussione e critica il ruolo degli influencer e l’impatto dei loro contenuti sul comportamento dei consumatori. Questa nuova figura social molto spesso vuole evidenziare l’importanza della trasparenza, del pensiero critico e dell’autenticità, spingendo i follower a contestare e porre dei dubbi sulla narrazione proposta dai tradizionali influencer per fare scelte d’acquisto più consapevoli e ponderate.

Questo passaggio verso il deinfluencing sembrerebbe essere iniziato su TikTok tra la fine del 2022 e i primi mesi del 2023. Infatti, su questa piattaforma i deinfluencer hanno invitato i propri follower ad evitare certi acquisti per ridurre il consumismo e favorire una maggiore responsabilità ambientale e sociale. Tale tendenza si sta ampiamente diffondendo, soprattutto nei settori food, beauty, lifestyle e fashion. In molto casi si tratta di video che sollecitano a non comprare qualcosa oppure a sostituire gli articoli con marchi più sostenibili.

Se però il mercato degli influencer negli anni è diventato sempre più saturo e lo scetticismo dei consumatori è più dilagante, il deinfluencer propone una prospettiva innovativa e sincera, ovvero una voce alternativa, focalizzandosi sulla credibilità dei contenuti sponsorizzati e svelando le insidie del seguire ciecamente le tendenze dei creator del momento.

L’ascesa dei deinfluencer è quindi una novità che presenta sfide e opportunità per le imprese in quanto spinge le aziende a riconsiderare le strategie di influencer marketing, cercando di dare priorità alla trasparenza degli influencer con i quali collaborano. D’altra parte, però, il fenomeno del deinfluencing dà ai brand l’occasione di coinvolgere anche il pubblico più critico e attento, coltivando rapporti più forti e autentici con i clienti.

Approccio critico e responsabilità sociale: in che modo i deinfluencer stanno cambiando la comunicazione social

Diet culture, consumismo, scarsa inclusività, greenwashing: sono solo alcuni degli schemi negativi contro i quali una buona parte dei consumatori combattono. Infatti, gli influencer promuovono una malsana cultura di consumo eccessivo per seguire il passo delle ultime tendenze commerciali o comportamenti e stereotipi poco sani per quanto riguarda nutrizione e bellezza.

Mentre alcune celebrità dei sociali proseguono nel pubblicizzare i marchi fashion causa di inquinamento o i brand del beauty che sostengono ideali sbagliati, i deinfluencer invece promuovo concetti più ambientalisti e responsabili ed è grazie a loro se le imprese sono costrette ad affrontare un controllo più attento da parte dei consumatori ormai sempre più esigenti.

In questo senso si può notare con evidenza uno spostamento dei valori tra i clienti che danno sempre più rilevanza a temi quali autenticità, sostenibilità ed etica rispetto al consumo compulsivo. Quella dei deinfluencer si profila dunque come una “lezione” alle aziende che possono imparare a rinnovarsi nei principi essenziali e nel tono di voce della comunicazione, puntando su nuovi modi per coinvolgere il pubblico e veicolare il proprio messaggio.

Nel frattempo, l’hashtag #deinfluencing su TikTok è stato visualizzato oltre 320 milioni di volte da quando è stato creato la prima volta. È uno numero davvero impressionante, considerando che sono pochi deinfluencer ad avere un numero di follower paragonabile ai principali influencer e capaci di sovvertire lo status quo attuale. Inizialmente si trattava di piccoli deinfluencer da 10.000 follower che con il tempo hanno esteso la propria cerchia di utenti, attirando l’attenzione di società desiderose di costruire un dialogo reale con la propria community.

Ma sul lungo periodo è fattibile sopravvivere come deinfluencer in un mondo social che si basa essenzialmente sulla monetizzazione? Infatti, lo scopo ultimo di tutti i creatori, etici o meno, è lo stesso: le visualizzazioni. Ed anche i prodotti più low cost e sostenibili comunque devono spingere il pubblico ad acquistare.

Per adesso quella dei deinfluencer si pone ancora come una nicchia, ma in un futuro non troppo lontano potrebbe riuscire a scardinare il consumismo sfrenato veicolato dagli influencer.

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